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Bobo

 

 

 

Un tratto di campagna umbra ai piedi degli Appennini, altopiano di media quota intorno ai 500 metri.      Inizia a Nocera Umbra dove si arriva percorrendo la via Flaminia.        La strada, all’altezza di Foligno, dopo aver toccato Spoleto, e prima di proseguire per Perugia, devia a destra, e si snoda in un passaggio tra il monte Subasio a sinistra e i rilievi preappenninici a destra.       Raggiunge Nocera Umbra dopo 25 chilometri, salendo di 300 metri e si immette sull’altopiano che termina a Scheggia dopo altri 35 chilometri.             Lì attraversa la catena montuosa superando l’omonimo passo posto a poco

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UN RICORDO DI DOMENICO TINI

Siamo stati insieme per vent’anni, gli anni della nostra giovinezza, del sacrificio e dell’amore per i malati. …….le notti a cucire ferite, a palpare addomi dolenti, a trasportare i sofferenti ai raggi, a prepararli per la sala operatoria…….. e, nelle pause, a prendere caffè e fumare sigarette, e qualche breve riposo su barelle accostate al muro della medicheria, noi medici più agevolati sul letto della guardia.    C’erano Lalla, Pellegrino, Palma, Graziano, e…… con te in sala operatoria.    E c’erano Negri e poi Furiosi, e poi c’eravamo noi: Leo, Ansuini, Appignanesi e gli altri…………………………..

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La bambina albanese

 

   

Era festa in piazza.   

Una sera d’estate, la manifestazione, la prima di una serie che avrebbero risvegliato il paese dal letargo invernale.                                                                                                                          Piazza deserta e  bar semideserti nei lunghi mesi d’inverno. Pochi stranieri in paese, per mancanza d’offerta di posti di lavoro, per la politica dell’amministrazione, non molto favorevole all’accoglienza e all’immigrazione.  I pochi, non gente di colore, solo qualche albanese, arrivato da tempo.       Tra questi,una donna con i suoi due figli, forse un marito, ma non evidente, se pur esistente.          Lei da anni impegnata come cameriera in un ristorantino, da sembrare ad occhi inesperti e

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A mio padre

Stava finendo l’inverno di quel 1957, forse l’anno della gran neve o era stato l’anno precedente, non ricordo.      Bambino di quell’età, che precede immediatamente l’adolescenza, in un mondo duro ,ostile.  L’essenziale per vivere , niente di più.       Se fosse mancato appena qualcosa, sarebbe stata solo miseria dignitosa.  Le scarpe con i ferretti per non consumare le punte, la maglia sulla pelle che graffia prima di adattarsi, mani e piedi freddi come la casa, al di fuori della stufa della cucina.     Bambini cattivi che giocano alla guerra di cui era ancora nell’aria il sapore, il maestro che commina  

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Etica e libertà

 

 

 

 

“Fatti non foste a viver come bruti ma a seguir virtute e canoscenza”

 

Così faceva dire ad Ulisse Dante nel canto XXVI dell’Inferno.   La frase riassume compiutamente una concezione dell’uomo che lo vede dominatore  delle passioni e attento a rivolgere il sentire e l’azione verso la virtù e il desiderio di conoscere.     L’umanità raccontata da Dante, aspirava a liberarsi della natura meno nobile del suo essere, che rendeva l’uomo più simile agli animali, e a conformarsi all’idea di superiorità e diversità che sentiva di avere in sé e nel suo destino.      Nel governare gli

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C’è un paese ai piedi degli Appennini ,in Umbria.   Si chiama Sigillo e la montagna sopra , monte Cucco.    I nostri padri e i padri dei nostri padri sono nati lì e i più, da lì  partirono per l’Italia e qualcuno per il mondo a guadagnarsi la vita con il loro lavoro di artigiani della pietra e del mattone.          Non ci sono più.          Era rimasta la zia Caterina sino ad alcuni mesi fa.     Aveva sfidato gli anni grazie all’amore del nostro cugino Umberto.     Ora ci siamo noi, dispersi, lontani.    Penso sarebbe bello ritrovarsi un giorno  a Sigillo,  per

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PROVE DI EUTANASIA

     

Tachipirina e riposo, chiamare solo se si aggrava.           E dopo un po’ si aggravano, con il respiro che diventava difficile, la febbre che aumenta.         Così chiamano e quelli vengono a prenderli.          Una borsa con gli effetti personali, un po’ di denaro, il cellulare.          Un saluto inquieto alle persone di casa, che non possono accompagnarli né visitarli, dopo, in ospedale.           Salgono con le loro gambe sull’autoambulanza, in mezzo a gente mascherata.      Andando, pensano stralunati, che sia solo un brutto sogno.         In fondo si sentono ancora bene, solo quel respiro un po’ difficile.                Hanno detto loro che si tratta

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La nuova Europa

 

    

  

Dopo decenni di pensiero debole, di relativismo, di distruzione delle radici e delle tradizioni, di pensiero liquido, di tutela e predominio delle diversità, in una parola di esaltazione del nichilismo, l’Occidente sembra arrivato al capolinea.     E il tramonto non avrà il bagliore di un ultimo spettacolare harakiri alla Mishima, sarà un lento spegnersi della fiaccola che fu la civiltà del mondo.     Uguaglianza, fraternità, libertà, toponimi della modernità sono diventati fantocci vuoti dietro i quali si apre una strada che conduce al nulla.     Secoli, millenni di ricerca scientifica e filosofica, di riferimenti teologici e religiosi, avevano creato

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L’epidemia

       

 

     

 

E’ pandemia da coronavirus, ci sono migliaia di morti nel mondo prima in Cina, Sud Corea, Giappone, poi in Italia, ora nel resto d’Europa, quindi nel mondo.         È solo un’influenza più forte, ma nel 1918 una simile influenza conosciuta con il nome di “spagnola”, fece milioni di vittime.          Si disse che il numero eguagliò quello dei caduti della Grande Guerra.      Le epidemie mettono paura più delle guerre e delle altre calamità che occorrono nel corso della storia.         Come i terremoti che però nella fase distruttiva durano un flash e poi via, sino al successivo.      Ed epidemie, terremoti, inondazioni,

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Una volta, la grande fontana in piazza della repubblica

 

 

 

 

 

L’avevano costruita e messa lì nel ventennio.                            Fasci regolamentari e spruzzi d’acqua che bagnavano i passanti per il vento che dai quattro lati non mancava mai di spirare.                             Sarà per questo  o per i fasci, fatto sta che la fontana giace ormai da tempo in una fossa scavata al centro del parco cittadino dei Canapè.                            Forse l’aver scavato una fossa dove mettere la fontana aveva avuto anche un significato catartico e i nuovi amministratori non avevano ritenuto necessario scalpellare via i fasci littori come in tutti

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